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"Il
Governo italiano, riconosciuta l'impossibilit di continuare l'impari
lotta contro la schiacciante potenza avversaria, nell'intento di
risparmiare ulteriori e pi gravi danni alla Nazione, ha chiesto
l'armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle forze
anglo-americane. La richiesta stata accolta. Conseguentemente, ogni
atto di ostilit contro le forze anglo-americane deve cessare da parte
delle forze italiane, in ogni luogo. Esse, per, reagiranno ad
eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza".
Con questo
annuncio, diramato dai microfoni di radio EIAR di Roma la sera
dell'8.9.43, e che seguiva quello analogo trasmesso nel pomeriggio da
Radio Londra, inizi per le nostre forze armate un periodo che port a
drammatiche vicende per quasi l'intero esercito.
Come conseguenza
diretta dell'armistizio si ebbe la fuga da Roma di Vittorio Emanuele,
di Badoglio e di quasi tutti i membri del suo gabinetto, nonch degli
alti gradi delle forze armate che scapparono al sud ponendosi sotto la
protezione delle forze anglo-americane, sbarcate a Taranto e Salerno
proprio l'8 Settembre.
Con questo atto le nostre forze armate vennero
lasciate prive dei centri operativi e le decisioni che dovevano essere
prese a Roma dal Comando Supremo furono lasciate alle iniziative dei
singoli comandi.
Molti di questi generali si dimostrarono inferiori
al compito che li attendeva preoccupandosi solo della propria
incolumit, altri cedettero alle pressioni del pi forte ex alleato e
lasciarono che i tedeschi disarmassero e internassero i reparti
dipendenti; mentre altri, invero pochi, ebbero la stoffa di capi e
presero delle decisioni autonome.
Nelle linee generali l'elemento
caratterizzante della decisione di cooperare con i tedeschi o di
partecipare a fianco degli alleati fu condizionato da quella potenza
che aveva il controllo del territorio.
Cos nel Nord Italia, in
Jugoslavia e in Grecia i tedeschi non ebbero difficolt ad assumere il
controllo delle forze italiane dislocate nella zona; in Albania si
ebbe una notevole autonomia delle forze italiane nei giorni
immediatamente susseguenti l'8 settembre; nelle Isole dell'Egeo, nelle Jonie e nelle Cicladi vi fu una equivalenza o preponderanza di forze
italiane che ebbero come conseguenza la resistenza ai tedeschi.
Quasi
sempre la decisione di passare da una parte o dall'altra venne sempre
assunta dai comandanti di livello superiore al generale di Divisione.
Solo in un caso la decisione fu collegiale e vi presero parte anche i
soldati.
A Cefalonia il Gen. Gandin, comandante della Divisione Acqui
era titubante se arrendersi ai tedeschi o combatterli. Venne
stimolato a prendere una decisione da una assemblea di soldati che
optarono per la resistenza. Quando si apprese che il generale,
nonostante questa decisione, era possibilista verso la resa, una
batteria punt i cannoni contro la residenza del generale al fine di
fargli cambiare idea.
Questa decisione fu pagata cara dai fanti della
gloriosa Divisione Acqui che ebbe 6.000 uomini tra caduti in
combattimento e uccisi in seguito dai tedeschi. Quasi tutti i
rimanenti 4.000 uomini non riuscirono mai a raggiungere i campi di
internamento della Germania poich le navi che li trasportavano
saltarono in aria nel tragitto verso il continente greco.
Infine
l'epilogo.
Da una parte quelli che per ordine superiore, motivi
contingenti, opportunit o scelta politica o ideologica decisero di
continuare la guerra a fianco dei tedeschi. Questi elementi furono
inviati in Germania in attesa di ricostruire i nuovi reparti sotto le
bandiere della Repubblica Sociale Italiana.
Dall'altra quelli che per
ordine superiore, opportunit o scelta costituzionale seguirono le
sorti del Governo legittimo e in conseguenza di ci o vennero
internati o combatterono contro i vecchi alleati, quasi sempre in
formazioni partigiane in Italia, Jugoslavia , Montenegro, Albania, ma
anche a fianco dei nuovi alleati come a Lero e Samo; e, infine, nel
ricostituito esercito del Sud che, dopo tanti rinvii, inizi la sua
prima azione contro i tedeschi a Monte Lungo, assieme alla 36^
Divisione americana.
Questi avvenimenti portarono, per quanto riguarda
l'organizzazione della posta militare, ai seguenti eventi:
-
cessazione del coordinamento centrale di Roma con gli uffici
periferici della posta militare;
- interruzione dei collegamenti che
permettevano l'inoltro e lo smistamento della posta militare;
-
interruzione dell'attivit di ogni singolo ufficio.
In sostanza al
collasso dell'organizzazione militare segu, ovviamente, quella della
posta militare che dalla prima era retta.
Una qualche attivit postale
da parte di singoli uffici di posta militare, nel periodo
immediatamente susseguente l'8 Settembre, possibile rintracciarla
in quasi tutti i settori, generalmente affidati a collegamenti postali
momentanei e contingenti che accrescono notevolmente il fascino e il
valore di questi documenti.
Al Sud invece la posta militare continu
quasi ininterrottamente dopo l'8 Settembre ma lo sbandamento di quasi
tutti i reparti e la lenta ricostruzione dei nuovi danno un discreto
valore a queste missive, specie nel mese di Settembre.
Gli elementi e
i reparti che scelsero la collaborazione a fianco dei tedeschi
cominciarono a utilizzare la Feldpost tedesca.
Anche questi documenti
del settembre-dicembre sono oltremodo interessanti poich provengono
da elementi isolati o da piccoli reparti italiani "di passaggio" e non
regolarmente. Purtroppo non sempre possibile localizzare questi
numeri di Feldpost, magari per scacchiere; e la mancata localizzazione
toglie a questi documenti quasi tutto il loro interesse storico
postale.
Infine, prima di passare alla situazione per singoli settori,
una precisazione. Siamo abituati a vedere l'8 Settembre con l'occhio
diretto verso gli avvenimenti del Nord o verso quelli del Sud; nella
sostanza come di eventi separati e a s stanti. Nella trattazione del
presente articolo la situazione dopo l'8 Settembre presentata in
maniera globale.
ITALIA SETTENTRIONALE
Le truppe tedesche con
tempestivit e perfetto tempismo disarmarono le truppe italiane. Vi furono sporadiche isole di resistenza che durarono fino al 10
Settembre.
Brescia fu occupata il 9, cos come Parma e Forl; Pavia,
Piacenza, Bologna, Reggio Emilia, il 10; Milano la sera dell'11. Le
comunicazioni postali militari vennero interrotte la sera dell'8
settembre; a chi aveva necessit di scrivere non rest altro che
affidare i messaggi alla posta civile.
LIGURIA E TOSCANA
La Liguria
era sotto la giurisdizione della 4^ Armata dislocata in territorio
francese.
Per le difficolt connesse al trasferimento dei reparti in
Italia e della forte presenza tedesca il Comando della 4^ Armata ordin
lo scioglimento della stessa la sera dell'11.9.43.
La Toscana era
presidiata dalla 5^ Armata.
Dopo vari scontri tra italiani e tedeschi,
questi ultimi ebbero il sopravvento.
Pisa fu occupata il 9.9; Firenze
il mattino dell'11.9. Lo stesso giorno fu sciolta la 5^ Armata. Anche
in questo settore i documenti di posta militare dopo l'8.9 sono molto
interessanti e rari; pi comuni quelli inoltrati per il tramite la
posta civile.
Vedi (Fig.
1), (Fig.
2).
ROMA
Attorno alla capitale cominciarono a confluire la
sera dell'8 settembre numerosi reparti italiani e tedeschi.
Evidente
l'importanza politica che le parti attribuivano al possesso della
citt.
Il 9 settembre avvennero scontri tra reparti della 2^ div. paracadutisti
tedesca e le Divisioni Piacenza e Granatieri di Sardegna e tra la 3^ panzergrenadiere e l'Ariete.
Negli scontri successivi furono coinvolti
reparti delle Divisioni Re, Piave e Sassari.
La resa delle forze
italiane avvenne il 10 settembre alle ore 16.
Venne deciso di non
accentrare a Roma armamenti e di considerarla "citt aperta" con la
nomina di un comandante militare italiano affiancato da uno tedesco.
Per il mantenimento dell'ordine pubblico restarono in attivit tre
battaglioni della Divisione Piave senza armi pesanti.
Naturalmente i
tedeschi non tennero fede agli accordi e il 23 settembre occuparono la
Capitale, arrestando i capi militari e disarmando le residue forze
della Piave.
Dopo l'8.9.43 funzion a Roma la Posta Militare N.66 fino
al 27 settembre. Tuttavia reperire documenti dopo il 23 settembre
appare estremamente improbabile. Attualmente si conoscono documenti
spediti fino al 21 settembre 1943. Vedi (Fig.
3).
ITALIA MERIDIONALE E SARDEGNA
L'8
settembre '43 reparti anglo-americani erano sbarcati a Salerno e
Taranto.
All'annuncio della
resa i tedeschi iniziarono una ritirata su posizioni pi difendibili.
In questo settore la posta
militare non interruppe la propria
attivit, almeno non del tutto, anche se ridotta al minimo per l'interruzione dei
collegamenti postali tra
Italia meridionale la Sardegna e la Sicilia, e naturalmente con
l'Italia settentrionale. Vedi (Fig.
4), (Fig.
5), (Fig.
6).
JUGOSLAVIA
In questo paese la nostra sfera di influenza era localizzata
nell'Erzegovina e Montenegro da una parte e nella Slovenia-Dalmazia
dall'altra. Faceva da spartiacque con la zona di influenza tedesca lo
stato "libero" della Croazia dove per risiedevano nostre truppe con
lo status di "truppe stazionanti in territorio di stato amico ed
alleato" ma di fatto truppe di occupazione per i disordini etnici tra
Croati e Serbi, e per la lotta antipartigiana.
L'otto settembre porta
i seguenti fatti salienti:
Divisione Venezia, Montenegro:
rifiuta di
consegnare le armi a tedeschi e croati contrastando le violente
reazioni di questi fino ad iniziare vere e proprie azioni di guerra.
Il 20 Novembre le brigate della Venezia e della Taurinense si fondono
dando vita alla Divisione partigiana Garibaldi;
Divisione Taurinense,
Montenegro:
anch'essa come la Venezia si rifiuta di consegnare le
armi. Il 15 Ottobre si riordina su tre brigate riunendosi alla
Divisione Venezia;
Divisione Bergamo, Slovenia:
sostiene scontri con
reparti tedeschi fino al 27.9.43. Alcune centinaia di soldati della
Divisione formano il battaglione di patrioti Garibaldi che si affianc
poi all'esercito regolare iugoslavo.
In Jugoslavia i collegamenti
normali della posta militare cessarono. Qualche sporadico documento fu
inoltrato con le navi che trasportavano i soldati nelle Puglie per il
Sud e a Trieste per il Nord. Naturalmente meno rari i documenti
inoltrati con la Feldpost che svolse il servizio sia per i militari
che optarono per la collaborazione, sia per i militari fatti
prigionieri.
Caso unico, la P.M. 141 della Divisione Zara continu la
sua attivit durante il periodo settembreottobre 1943. Vedi (Fig.
7).
(per questo
capitolo vedi articoli di seguito).
GRECIA
In Grecia, come si detto,
la situazione pass subito sotto il controllo tedesco.
Infatti gi il
13 settembre il XXII Corpo d'Armata da montagna tedesco concluse le
operazioni di disarmo dei reparti italiani appartenenti all'Vlll e al
XXVI Corpo d'Armata che si trovavano nel territorio continentale
greco. La 104^ Divisione Cacciatori e la 1^ Divisione da Montagna
disarmarono oltre 37.000 militari italiani.
Alcuni reparti della
Divisione Pinerolo continuarono a combattere a fianco dei tedeschi,
mentre il 2 Reggimento Fanteria Brandenburg disarma le guarnigioni di
Kastoria e Coriza.
Sull'isola di Eubea si trovavano 6.000 soldati e
200 ufficiali dei quali circa 1.400 si unirono ai partigiani assieme
ad altri reparti della Divisione Pinerolo. Il 17 settembre da Eubea
circa 4.000 prigionieri vennero trasferiti in continente, mentre
altri 1.700 erano ancora in possesso delle armi e operavano uniti a
bande di partigiani.
A Paxoi, isola situata a sud di Corf, vennero
catturati 71 militari della Acqui e un ufficiale.
Nelle Isole
dell'Egeo si pu dire che i reparti italiani non sostennero
combattimenti. Nelle Isole Jonie vi fu l'episodio ormai celebre della
Divisione Acqui.
Nelle Cicladi e Sporadi, e principalmente a Samo e
Lero, i reparti italiani, sostenuti da rinforzi inglesi, resistettero
ai tedeschi.
Divisione Pinerolo, Grecia. Sostenne scontri con i
tedeschi fino al 17 settembre. Il
20.9.43 si costitu il Comando FF.AA. italiane in Grecia a fianco
delle formazioni partigiane greche che il 15.10 disarmarono gli uomini
della Divisione internandoli.
RODI
A Rodi erano presenti da 37.500 a
39.200 soldati italiani, a cui si opponevano i 6.500 soldati tedeschi
della Sturmdivision Rhodos.
Seguirono 48 ore di combattimento. Gli
italiani ebbero 152 caduti e 300 feriti, mentre i tedeschi subirono 91
caduti e 214 feriti e dispersi.
Il 9 settembre terminarono i
combattimenti e l'11 settembre le forze italiane a Rodi si arresero.
SCARPANTO
Nell'isola di Scarpanto
oltre 2.500 militari italiani fronteggiavano 1.000
militari tedeschi. Il 12 settembre avvenne la resa della guarnigione
italiana,
e nello stesso mese inizi lo sgombero del personale via Creta, ma solo
nel febbraio '44 tutti gli italiani avevano lasciato l'isola, per
deficienza dei mezzi di trasporto.
I tedeschi
abbandonano l'isola il 6 ottobre 1944.
CASO
Il piccolo presidio viene disarmato tra il 16 e
il 18 settembre 1943.
SIRA
La guarnigione era costituita da circa 2.000
uomini della Marina e
dell'Esercito. Secondo fonti tedesche il 90% degli uomini al presidio dell'isola
erano disposti a combattere a fianco dei tedeschi. Per salvare la faccia
il comando chiese di simulare un attacco da parte di aerei tedeschi cosa
che avvenne il 15 settembre. Il 19 settembre nell'isola restano circa
1.100 italiani, dei quali circa 600 ancora trattenuti in attesa di
decisioni.
Tra il settembre e l'ottobre 1944 l'isola venne
completamente evacuata dai tedeschi.
NASSO
L'isola era difesa da circa 700
militari italiani i quali resistettero fino al 12 ottobre.
PAROS
La piccola
guarnigione di Paros, circa 100 uomini si ritir all'interno dell'isola
dove resistette fino al 25 ottobre. I tedeschi catturarono in seguito 2
ufficiali e 150 uomini, una parte dei quali era probabilmente arrivata in
seguito nell'isola.
AMORGO
Vi era una guarnigione di 140 soldati. Il 23
ottobre
giunsero 70 militari giunti da Nasso e poi altri 130 fuggiti dalla
stessa isola.
Il 6 novembre le forze tedesche controllavano l'isola
comunicando la cattura di 12 ufficiali e 359 militari.
CHIO
I tedeschi catturarono 20 italiani.
L'evacuazione dell'isola dei tedeschi avvenne l'11 settembre 1944.
SANTORINO
L'isola si arrese il 27 novembre 1943.
I tedeschi
catturarono 19 ufficiali e 624 uomini.
COO
Presidiavano l'isola di Coo
4.000 italiani e 1.300 militari inglesi.
All'alba del 3 ottobre
sbarcarono a Coo il gruppo di combattimento Muller, Comandante della
22^ Divisione di Fanteria di stanza a Creta. Il 4 ottobre l'isola era
in mano tedesca.
Nell'ottobre '44 Coo venne considerata piazzaforte
militare. Rimasero di guarnigione nell'isola fino alla fine della
guerra 1.116 tedeschi e 611 italiani.
CALINO
L'isola era presidiata da
circa 400 uomini. Il 7 ottobre gli sporadici combattimenti erano
terminati e il gruppo di combattimento del Generale Muller pot
disarmare circa 350 uomini. Pare che alcuni siano riusciti a
raggiungere la Turchia.
Nel settembre '44 l'isola venne trasformata in
piazzaforte militare. Erano dislocati nell'isola 193 tedeschi e 1
italiano.
LEVITA
Nell'isola vi era una stazione di vedetta della
Marina. Il 17 ottobre la 15^ cp. paracadutisti, del 4 Reggimento
della Divisione Brandenburg li costrinse alla resa.
STAMPALIA
La
guarnigione era costituita da 500 uomini della Marina e 300
dell'Esercito e da 15 militari britannici. Il 22 ottobre alcuni
reparti tedeschi sbarcarono nell'isola dopo un violento
bombardamento. Vennero fatti prigionieri circa 620 italiani.
Stampalia venne abbandonata dai tedeschi il 2 ottobre 1944.
SIMI
Il 7
ottobre 1943 alcune unit della Divisione d'assalto Rhodos tentarono
di impadronirsi dell'isola senza risultato. Il tentativo venne ripetuto
il 1 novembre non raggiungendo nessun risultato apprezzabile.
A
seguito di ordini superiori le truppe abbandonarono Simi la notte del
12 ottobre. Da fonti tedesche risulta che vennero lasciati a Simi un
reparto rinforzato in secondo tempo da un plotone di fascisti.
Simi
venne evacuata dai tedeschi il 26 settembre 1944.
LERO
Comandava la
piazza di Lero il Capitano di vascello Mascherpa, poi fucilato a
Verona dai fascisti. A seguito dalla caduta di Rodi avvenuta l'11
settembre il comandante Mascherpa assume di sua iniziativa il comando
della zona militare marittima dell'Egeo, assumendo il grado di
ammiraglio.
Il presidio dell'isola era formato da marinai, la parte
predominante, e da reparti delle Divisioni Cuneo e Regina.
Il 13
settembre i tedeschi iniziano gli attacchi aerei che proseguono fino
al 30 ottobre. Il C/T Euro dislocato nell'isola viene affondato il 1
ottobre. Il 7 novembre nuclei di paracadutisti vengono lanciati
sull'isola.
Il 12 novembre sbarcarono a Lero circa 500 uomini del
gruppo di combattimento Muller, oltre a circa 800 paracadutisti.
Il 15
novembre i tedeschi occupano le abitazioni di Lero e fanno prigioniero
lo stesso comandante inglese. Alle ore 17.30 del 16 novembre viene
sospesa ogni attivit bellica.
I tedeschi ebbero la meglio su una
guarnigione italo-inglese di circa 12.000 uomini, impiegando nel corso
dei vari combattimenti circa 2.700 uomini e il determinante appoggio
dell'aviazione. I tedeschi persero da 1.109 a 1.183 uomini, pari a
oltre il 41% delle truppe impiegate. La resa avvenne il 16.11.43.
Anche a Lero come a Cefalonia vi fu un brutale sterminio. Agli
italiani vennero inflitti fucilazioni, sofferenze, umiliazioni di ogni
genere, senza tenere conto delle norme del diritto internazionale.
Vennero catturati a Lero 5.350 italiani e 3.200 britannici. Rimasero
a Lero circa 200 prigionieri. Tutti gli altri vennero avviati nei
campi di concentramento in Germania.
Di tutti coloro che restarono
nell'isola ben pochi aderirono alla collaborazione con i tedeschi.
Del
periodo della lunga resistenza a Lero (8 settembre 16 novembre '43) si
ebbero dei trasporti aerei con dispacci postali verso l'Italia del
Sud, anche tramite i servizi postali inglesi. Dopo il settembre '44
Lero venne considerata "piazzaforte militare". Nell'isola restarono,
fino alla fine del conflitto 3.228 tedeschi e 809 italiani.
Vedi (Fig.
8), (Fig.
9).
SAMO
A
Samo aveva sede il Comando della Divisione Cuneo con circa 9.000
uomini. Dopo la resa di Rodi vi si trasfer il Comando di tutte le
Forze Armate dell'Egeo. Nei mesi di settembre-ottobre vennero inviati
di rinforzo alcuni reparti britannici e greci. Il 17 novembre Londra
decise il ritiro delle proprie truppe e il 19 novembre inizia
l'evacuazione verso la Turchia di italiani, partigiani, greci e
britannici. I trasporti si conclusero il 23 novembre quando solo la
met degli italiani si era messa in salvo.
Il 22 novembre sbarcarono i
tedeschi e le forze rimaste consegnarono l'isola al gruppo di
combattimento del generale Muller.
Fino al 2 dicembre consegnarono le
armi o aderirono ai tedeschi 4.861 militari italiani, mentre altri
527, gi appartenenti alla milizia e 396 altri militari aderirono
volontariamente alla richiesta di collaborare coi tedeschi.
Nel
periodo 9.9.43-19.11.43 vennero avviati dei dispacci postali verso
l'Italia, anche per il tramite dei servizi postali militari inglesi.
Evidente la rarit di tali documenti.
Samo venne evacuata dai tedeschi
il 1 ottobre 1944.
CEFALONIA
Vi erano nell'isola, all'8.9.43, circa
10.000 militari italiani della Divisione Acqui, col relativo comando
divisionale e 3.000 tedeschi.
A Cefalonia per volont quasi unanime
dei soldati la Divisione si oppose ai tedeschi che ne intimavano la
resa. Il 14 settembre infatti una consultazione tra la truppa
determin la difesa dell'isola contro i tedeschi.
I combattimenti
cominciarono violentissimi dal 14 settembre e terminarono il 25.9.43.
I tedeschi non facevano prigionieri e chi si arrendeva veniva fucilato
sul posto. Dei diecimila uomini della Divisione 2.000 caddero
combattendo e 4.905 furono trucidati dopo la resa.
Nell'isola i
tedeschi avevano inviato il 909 e 910 Battaglione Granatieri da
Fortezza, mentre nel corso dei combattimenti sbarcarono nell'isola
unit della 1^ Divisione da Montagna e della 104^ Divisione
Cacciatori.
Rimasero prigionieri a Cefalonia circa 5.035 militari.
Per ordine diramato dal Fuhrer gli ufficiali vennero fucilati, salvo
40 persone di cui 12 sud tirolesi, 20 o 25 ufficiali medici,
cappellani militari e feriti.
I militari vennero invece trattati come
prigionieri di guerra in quanto avevano combattuto contro i tedeschi.
Dei 5.035 militari prigionieri a Cefalonia altri 1.264 circa morirono
durante il trasporto via mare verso la Grecia. I rimanenti rimasero
internati nell'isola fino alla fine della guerra.
Costoro vennero
concentrati nel carcere di Argostoli.
E' innegabile che la condotta dei
tedeschi a Cefalonia rifugge da ogni tentativo di classificarla umana.
Essi si comportarono violando tutte le leggi internazionali.
A
Cefalonia resta consegnata alla storia l'estrema brutalit, la
perfidia e la peggiore condotta che gli esseri umani sono stati capaci
di produrre in questo ultimo secolo.
I tedeschi sgomberarono l'isola
il 13 settembre 1944.
CORFU
A Corf stazionavano 4.500 uomini
appartenenti al 18 Reggimento Fanteria della Divisione Acqui oltre ad
altre forze sparse. Le prime truppe tedesche sbarcarono il 24
settembre 1943; erano reparti della 1^ Divisione da Montagna, che
formarono un Gruppo di combattimento.
Il 25 settembre le truppe
italiane si arresero. Da fonte tedesca si apprende che "circa 600
italiani caduti o fucilati, 10.000 catturati. Ufficiali trattamento
speciale come da direttiva del Fuhrer". Con questa annotazione si
evidenziava la fucilazione degli ufficiali italiani, con esclusione di
quelli di origine tedesca, di medici e i cappellani militari, secondo
questa macabra procedura: "fucilazioni da eseguire in forma dignitosa
al di fuori della citt. Plotone di 8 uomini al comando di un
ufficiale, elmetto indossato, nessuna motivazione della condanna.
Ufficiali di Stato Maggiore da soli, gli altri ufficiali a due o tre
per volta. Vietato l'accesso a soldati tedeschi o stranieri, o alla
popolazione civile".
A Corf non vi furono eccidi di massa come a
Cefalonia. I militari italiani, da quello che si sa, rimasero
internati nell'isola.
I tedeschi sgomberarono definitivamente l'isola
il 30 settembre 1944. Vedi (Fig.
10).
CRETA
A Creta vi erano 21.700 italiani. Circa 20.000
vennero disarmati e di questi molti si dichiararono disposti a
continuare a combattere con i tedeschi. Gli altri vennero considerati
fuggiaschi. Dal settembre '43 inizia l'evacuazione dei militari
italiani internati, completata nel febbraio 44. 11.828 tedeschi e
4.097 italiani.
Nel dicembre 1943 i
militari internati sono circa 1.000.
Nel settembre '44
dopo l'evacuazione dell'Egeo rimasero a Creta, trasformata come
"piazzaforte militare"
ALBANIA
Nel paese vi era un
forte contingente di truppe italiane che non deposero le armi ma
tentarono di aprirsi la strada verso l'Italia.
Ecco i principali
avvenimenti:
9^ Armata.
Il Comando si arrese il 9.9.1943.
Divisione
Arezzo.
Alcuni reparti del 226 reggimento fanteria si unirono alle
Truppe della Montagna costituendo il battaglione "Antonio Gramsci".
Divisione Firenze.
Si oppose alla
richiesta di resa dei tedeschi. Il 23.9.43 sostenne aspri combattimenti. La Divisione costitu il Comando Truppe
Italiane della Montagna, con sede a Arbora, proseguendo l'attivit
contro i tedeschi per tutta la durata della guerra.
Divisione
Brennero.
Alcuni reparti del 232 reggimento riuscirono a trasferirsi
a Corf dove combatterono fino al 25.9.1943.
Divisione Perugia.
Il
Comando della Divisione e elementi isolati dei reparti si unirono alle
Truppe della Montagna.
Vedi (Fig.
11).
FRANCIA
All'annuncio dell'armistizio quasi
tutti i reparti italiani erano in fase di spostamento verso la
Liguria; molte divisioni erano gi in Italia.
Il disarmo delle unit
italiane da parte dei tedeschi non incontr grosse difficolt e la
chiusura degli uffici di posta militare avvenne il 9.9.43. Documenti
da questo settore dopo tale data sono eccezionali. Interessanti quelli
spediti con la Feldpost e localizzabili.
CORSICA
In Corsica vi era una
preponderanza di forze liane che tennero testa a quelle tedesche e le
costrinsero a riparare in terraferma.
Nel novembre del '43 la Corsica
venne abbandonata e le unit destinate in Sardegna. La posta militare
italiana funzion quasi regolarmente tutta l'isola, ovviamente per la
corrispondenza diretta al Sud.
Vedi (Fig.
12),
(Fig.
13), (Fig.
14).
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