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Il
Governo italiano, riconosciuta l'impossibilit di continuare l'impari
lotta contro la schiacciante potenza avversaria, nell'intento di
risparmiare ulteriori e pi gravi danni alla Nazione, ha chiesto
l'armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle forze
anglo-americane. La richiesta stata accolta. Conseguentemente, ogni
atto di ostilit contro le forze anglo-americane deve cessare da parte
delle forze italiane, in ogni luogo. Esse, per, reagiranno ad
eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.
Con questo
annuncio diramato dai microfoni di radio EIAR di Roma la sera
dell'8.9.43 e che seguiva quello analogo trasmesso nel pomeriggio da
Radio Londra, inizi per le nostre forze armate un periodo che port a
drammatiche vicende per quasi l'intero esercito (fig. 1).
Come
conseguenza diretta dell'armistizio si ebbe la fuga da Roma di
Vittorio Emanuele, di Badoglio e di quasi tutti i membri del suo
gabinetto, nonch degli alti gradi delle forze armate che scapparono
al sud ponendosi sotto la protezione delle forze anglo-americane,
sbarcate a Taranto e Salerno proprio l'8 Settembre.
Con questo atto le
nostre forze armate vennero lasciate prive dei suoi centri operativi e
le decisioni che dovevano essere prese a Roma dal Comando Supremo
furono lasciate alle iniziative dei singoli comandi.
Molti di questi
generali si dimostrarono inferiori al compito che li attendeva
preoccupandosi solo della propria incolumit, altri cedettero alle
pressioni del pi forte ex alleato e lasciarono che i tedeschi
disarmassero e internassero i reparti dipendenti; mentre altri, invero
pochi, ebbero la stoffa di capi e presero delle decisioni autonome,
che il pi delle volte avevano lo scopo di riportar in Italia il
personale dipendente, attraverso territori controllati ormai da ex
amici o antichi nemici, quasi sempre ostili a questo repentino
mutamento di fronte.
Nelle linee generali l'elemento caratterizzante
della decisione di cooperare con i tedeschi o di partecipare a fianco
degli alleati fu dettato da quella delle due forze che aveva il
controllo del territorio.
Cos nel Nord Italia, in Jugoslavia e in
Grecia i tedeschi non ebbero difficolt ad assumere il controllo delle
forze italiane dislocate nella zona; in Albania si ebbe una notevole
autonomia delle forze italiane nei giorni immediatamente susseguenti
l'8 Settembre; nelle Isole dell'Egeo, nelle Jonie e nelle Cicladi vi
fu una equivalenza o preponderanza di forze italiane che ebbero come
conseguenza la resistenza ai tedeschi (figg. 2-6).
Quasi. sempre la
decisione di passare da una parte o dall'altra venne sempre assunta
dai comandanti di livello superiore al generale di divisione.
Solo in
un caso la decisione fu collegiale, e vi presero parte anche i
soldati. Si ebbe a Cefalonia quando il Gen. Gandin, titubante se
arrendersi ai tedeschi o combatterli, venne stimolato a prendere una
decisione da una assemblea dei soldati che optarono per la
continuazione della lotta. Quando si apprese che il generale,
nonostante questa decisione, era possibilista verso la resa, una
batteria punt i cannoni contro la residenza del generale al fine di
fargli cambiare idea.
Questa decisione fu pagata cara dai fanti della
poi gloriosa Divisione Acqui che ebbe 6.000 uomini tra caduti in
combattimento e uccisi in seguito dai tedeschi. I rimanenti 4.000
uomini non riuscirono mai a raggiungere i campi di internamento della
Germania poich le navi che li trasportavano saltarono in aria nel
tragitto verso il continente greco (fig. 7).
Infine l'epilogo.
Da una
parte quelli che per ordine superiore, motivi contingenti, opportunit
o scelta politica o ideologica decisero di continuare la guerra a
fianco dei tedeschi (figg. 10-12). Questi elementi furono inviati in
Germania in attesa di ricostituire i nuovi reparti sotto le bandiere
della Repubblica Sociale Italiana.
Dall'altra quelli che per ordine
superiore, opportunit o scelta costituzionale seguirono le sorti del
Governo legittimo e in conseguenza di ci ebbero a combattere contro i
vecchi alleati, quasi sempre in formazioni partigiane in Alta Italia,
Jugoslavia, Montenegro, ma anche a fianco dei nuovi alleati come a
Lero e Samo; e, infine, nel ricostituito esercito del Sud che, dopo
tanti rinvii, inizi la sua prima azione contro i tedeschi a Monte
Lungo, assieme alla 36a Divisione americana (figg. 8-9).
Questi
avvenimenti portarono, per quanto riguarda l'organizzazione della
posta militare, ai seguenti eventi:
- cessazione del coordinamento
centrale di Roma con gli uffici
periferici della posta militare;
- interruzione dei collegamenti che
permettevano l'inoltro e lo smistamento della posta militare;
-
interruzione dell'attivit di ogni singolo ufficio.
In sostanza al
collasso dell'organizzazione militare segu, ovviamente, quella della
posta militare che dalla prima era retta.
Una qualche attivit postale
da parte di singoli uffici di posta militare, nel periodo
immediatamente susseguente l'8 Settembre, possibile rintracciarla in
quasi tutti i settori, generalmente affidati a collegamenti postali
momentanei e contingenti che accrescono notevolmente il fascino e il
valore di questi decreti.
Al Sud invece la posta militare continu
quasi ininterrottamente dopo l'8 Settembre ma lo sbandamento di quasi
tutti i reparti e la lenta ricostruzione dei nuovi danno un discreto
valore a queste missive, specie nel mese di Settembre.
Le lettere meno
interessanti sono quelle provenienti dalla Sardegna e dalla Corsica i
cui reparti restarono intatti e continuarono l'attivit quasi
ininterrottamente.
Gli elementi e i reparti che scelsero la
collaborazione a fianco dei tedeschi passarono quasi istantaneamente
ad utilizzare la Feldpost tedesca.
Anche questi documenti del
settembre-dicembre sono oltremodo interessanti poich provengono da
elementi isolati o da piccoli reparti italiani di passaggio e non
regolarmente. Purtroppo non sempre possibile localizzare questi
numeri di Feldpost, magari per scacchiere; e la mancata localizzazione
toglie a questi documenti quasi tutto il loro interesse storico
postale.
Infine, prima di passare alla situazione per singoli settori,
una precisazione. Siamo abituati a vedere l'8 Settembre con l'occhio
diretto verso gli avvenimenti del Nord o verso quelli del Sud; nella
sostanza come di eventi separati e a s stanti.
Nella trattazione del
presente articolo la situazione dopo l'8 settembre presentata in
maniera globale, anche se con una messe di notizie per gli eventi del sud e ci perch:
1) le forze in campo si sciolsero dopo
l'armistizio in contrasto con le forze tedesche e di conseguenza
vengono considerate emanazioni del governo del Sud; ci anche in
considerazione degli eventi successivi;
2) con eccezione della P.M.
141 della Divisione Zara, tutti i reparti che passarono ai tedeschi
utilizzarono la Feldpost;
3) non mi risulta pubblicato da parte di
fonti ufficiali un elenco delle unit passate ai tedeschi, in quanto
il fenomeno viene considerato lesivo dell'onore militare;
4) la storia
la scrivono i vincitori, teoria lapalissiana, e sui reparti passati ai
tedeschi si preferito stendere un velo di silenzio, salvo qualche
volume scritto da nostalgici e riservato alla lettura dei soli aficionados.
ITALIA SETTENTRIONALE
Dappertutto i tedeschi ebbero il
sopravvento sui reparti italiani lasciati senza guida. Si ebbero
sporadiche isole di resistenza che durarono fino al 10 Settembre.
Brescia fu occupata il 9, cos come Parma e Forl; Pavia, Piacenza,
Bologna, Reggio Emilia, il 10; Milano la sera dell'11. Le
comunicazioni postali militari vennero interrotte la sera dell'8
settembre; a chi aveva necessit di scrivere non rest altro che
affidare i messaggi alla posta civile che continu a funzionare (figg.
13-19).
QUADRO DELLE UNIT E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43. (Vedi
Tabella A)
LIGURIA E
TOSCANA
La Liguria era sotto la giurisdizione della 4a Armata
dislocata in territorio francese.
Per le difficolt connesse al
trasferimento dei reparti in Italia e della forte presenza tedesca il
Comando della 4a Armata ordin lo scioglimento della stessa la sera
dell'11.9.43.
La Toscana era presidiata dalla 5a Armata.
Dopo vari
scontri tra italiani e tedeschi, questi ultimi ebbero il sopravvento.
Pisa fu occupata il 9.9; Firenze il mattino dell'11.9.
Lo stesso
giorno fu sciolta la 5a Armata.
Anche in questo settore i documenti di
posta militare dopo l'8.9 sono molto interessanti e rari; pi comuni
quelli inoltrati per il tramite la posta civile (figg. 20-21).
QUADRO DELLE UNITA E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella B)
ROMA
Attorno alla capitale cominciarono a confluire la sera
dell'8 settembre numerosi reparti italiani e tedeschi.
Evidente
l'importanza politica che le parti attribuivano al possesso della
citt.
Mentre le forze italiane, pi numerose, erano prive di
direttive e la notizia della fuga del re e del governo a Bari non era
certo un incentivo, le forze tedesche attorno alla capitale erano
decise a tutto.
Dopo accanite scaramucce locali, la resa delle forze
italiane e della citt avvenne il 10 settembre alle ore 16.
I
documenti da Roma in questo periodo sono particolarmente interessanti.
QUADRO DELLE UNITA E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella C)
ITALIA MERIDIONALE
E SARDEGNA
L'8 settembre '43 reparti anglo-americani erano sbarcati a
Salerno e Taranto.
All'annuncio della resa italiana i tedeschi
iniziarono una ritirata su posizioni pi difendibili.
In questo
settore la posta militare non interruppe la propria attivit, almeno
non del tutto, anche se ridotta al minimo e sempre diretta verso
territori controllati dagli anglo-americani (fig. 22).
QUADRO DELLE UNIT E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella D)
JUGOSLAVIA
In questo paese la nostra sfera di influenza era
localizzata nell'Erzegovina e Montenegro da una parte e nella Slovenia-Dalmazia dall'altra. Faceva da spartiacque con la zona di
influenza tedesca lo stato libero della Croazia dove per
risiedevano nostre truppe con lo status di truppe stazionanti in
territorio di stato amico ed alleato ma di fatto truppe di
occupazione per i disordini etnici tra Croati e Serbi, e per la lotta
antipartigiana.
Divisione Venezia, Montenegro: rifiuta di consegnare
le armi a tedeschi e croati contrastando le violente reazioni di
questi fino ad iniziare vere e proprie azioni di guerra. Il 20
Novembre brigate della Venezia e della Taurinense si fondono dando
vita alla Divisione partigiana Garibaldi.
Divisione Taurinense,
Montenegro: anch'essa come la Venezia si rifiuta di consegnare le
armi. Il 15 ottobre si riordina su tre brigate riunendosi alla
Divisione Venezia.
Divisione Bergamo, Slovenia: sostiene scontri con
reparti tedeschi fino al 27.9.43. Alcune centinaia di soldati della
divisione formano il battaglione di patrioti Garibaldi che si affianc
poi all'esercito regolare jugoslavo.
In Jugoslavia i collegamenti
normali della posta militare vennero a cessare. Qualche sporadico
documento fu inoltrato con le navi che trasportavano i soldati nelle
Puglie per il Sud e a Trieste per il Nord. Naturalmente meno rari i
documenti inoltrati con la Feldpost che svolse il servizio sia per i
militari che optarono per la collaborazione, sia per i militari fatti
prigionieri.
Caso unico, la P.M. 141 della divisione Zara continu la
sua attivit durante il periodo settembre-ottobre 1943.
QUADRO DELLE UNIT E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella E)
QUADRO DELLE UNIT E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella F)
GRECIA
In Grecia, come si
detto, la situazione pass subito sotto il controllo tedesco.
Nelle
Isole dell'Egeo si pu dire che i reparti italiani non sostennero
combattimenti. Nelle Isole Jonie vi fu l'episodio ormai celebre della
Divisione Acqui.
Nelle Cicladi e Sporadi, e principalmente a Samo e
Lero, i reparti italiani, sostenuti da rinforzi inglesi, resistettero
ai tedeschi.
Riportiamo i fatti salienti:
Divisione Pinerolo, Grecia.
Ebbe scontri con i tedeschi fino al 17 settembre. Il 20.9.43 si
costitu il Comando FF.AA. italiane in Grecia a fianco delle
formazioni partigiane greche che il 15.10 disarmarono gli uomini della
divisione internandoli.
Divisione Cuneo, Samo. Dopo la resa di Rodi fu
sede di Comando di tutte le forze armate dell'Egeo. L'isola venne
adoperata come base avanzata dagli inglesi per le truppe inviate a
sostegno degli italiani a Samo e Lero. Samo venne evacuata totalmente
il 23.11.43. Durante questo periodo si ebbe un solo dispaccio postale
verso l'Italia, per il tramite dei servizi postali militari inglesi.
Evidente la rarit di tali documenti.
Isola di Lero. Nell'isola il
presidio era formato principalmente da marinai e reparti della
Divisione Cuneo e Regina. Comandante un capitano di vascello vecchio
stampo, sicuro di s, capace. Lero fu l'unico esempio di resistenza
accanita e caparbia ai tedeschi che dovettero subire le iniziative
italiane appoggiate poi da reparti inglesi e rinforzi della Cuneo.
L'isola si arrese il 16.11.43. Anche i reparti di Lero usufruirono del
dispaccio postale inoltrato verso l'Italia dagli inglesi: i documenti
sono rari.
Divisione Acqui, Cefalonia e Corf. Per volont quasi
unanime dei soldati la Divisione si oppose ai tedeschi che ne
intimavano la resa.
I combattimenti furono violentissimi dal 14
settembre e terminarono il 25.9.43. Dei diecimila uomini della
Divisione 2.000 caddero combattendo e 4.000 furono trucidati dopo la
resa.
QUADRO DELLE UNIT E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella G)
ALBANIA
Nel
paese vi era un forte contingente di truppe italiane che non deposero
le armi ma tentarono di aprirsi la strada verso l'Italia.
Ecco i
principali avvenimenti:
9a Armata. Il Comando si arrese il 19.9.1943.
Divisione Arezzo. Alcuni reparti del 226 reggimento fanteria si
unirono alle Truppe della Montagna costituendo il battaglione Antonio Gramsci.
Divisione Firenze. Si oppose alla richiesta di
resa dei tedeschi. Il 23.9.43 sostenne aspri combattimenti. La
Divisione costitu il Comando Truppe Italiane della Montagna, con
sede a Arbora, proseguendo l'attivit contro i tedeschi per tutta la
durata della guerra.
Divisione Brennero. Alcuni reparti del 232
reggimento riuscirono a trasferirsi a Corf dove combatterono fino al
25.9.1943.
Divisione Perugia. Il Comando della Divisione e elementi
isolati dei reparti si unirono alle Truppe della Montagna.
Il servizio
postale militare si interruppe e i pezzi inoltrati tramite
collegamenti occasionali sono molto buoni; cos come sono buoni quelli
inoltrati tramite la Feldpost. La difficolt maggiore consiste nel
localizzare tali provenienze.
QUADRO DELLE UNIT E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella H)
FRANCIA
All'annuncio dell'armistizio quasi tutti i reparti
italiani erano in fase di spostamento verso la Liguria; molte
divisioni erano gi in Italia.
Il disarmo delle unit italiane da
parte dei tedeschi non incontr grosse difficolt e la chiusura degli
uffici di posta militare avvenne il 9.9.43.
Documenti da questo
settore dopo tale data sono eccezionali. Interessanti quelli spediti
con la Feldpost e localizzabili.
CORSICA
In Corsica vi era una preponderanza
di forze italiane che tennero testa a quelle tedesche e le costrinsero
a riparare in terraferma.
Nel novembre del '43 la Corsica venne
abbandonata e le unit destinate in Sardegna. La posta militare
italiana funzion quasi regolarmente in tutta l'isola, ovviamente per
la corrispondenza diretta al Sud.
QUADRO DELLE UNIT E
DELLA P.M. OPERANTI ALL'8.9.43 (Vedi
Tabella I)
BIBLIOGRAFIA STORICA
ESSENZIALE
Le operazioni delle unit italiane nel settembre-ottobre
1943. A cura dello Stato Maggiore Esercito-Ufficio Storico, Roma 1975,
pp. 705.
Il 1 Raggruppamento Motorizzato italiano. A cura dello Stato
Maggiore Esercito-Ufficio Storico, Roma, 1974, pp. 204.
BIBLIOGRAFIA
FILATELICA:
Fernando Ales, Catalogo Ales posta militare, Roma, a cura
dell'A., 1980, pp. 154.
Salvatore Di Pietro, La posta militare
dell'esercito di liberazione. In Il Nuovo Corriere Filatelico N. 29, giugno 1980 e N. 30 dell'agosto 1980.
Giuseppe Marchese,
Avvenimenti in Egeo dopo l'8.9.43: in Il Notiziario ASIF,
agosto-settembre 1978 ottobre 1978.
Giuseppe Marchese, Avvenimenti a
Cefalonia dopo l'8.9.43, in Il Notiziario ASIF di storia postale N.
177, gennaio 1979.
Vedi
(Fig.
1,3,5), (Fig.
2,4,6), (Fig.
7,9,10), (Fig.
8,9a,11), (Fig.
12,15,18), (Fig.
13,16,19),
(Fig.
14,17,20), (Fig.
21,24,27), (Fig.
22,25,28), (Fig.
23,26,29), (Fig.
30,33,36),
(Fig.
31,34,37), (Fig.
32,35,38), (Fig.
39,41,43), (Fig.
40,42,44).
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