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Le
prime avvisaglie del razzismo fascista avvengono nel 1937 quando il
P.N.F. proclama di voler "creare la coscienza imperialistica e
razzista del popolo italiano".
Il 14 luglio 1938 viene pubblicato il
Manifesto della Razza dal noto Nicola Pende in cui, in dieci punti,
vengono enunciate le basi biologiche del razzismo. Nello stesso anno
viene emanata una legge in cui vengono fissate le norme per la
definizione di ebrei.
Una serie di leggi successive eliminano gli
ebrei dalle scuole, dalle forze armate, enti pubblici, industrie,
commerci, professioni; limitano le loro propriet immobiliari; ne
diminuiscono le capacit testamentarie.
Con l'ultima fase della guerra
vi sono ulteriori limitazioni in materia di patria e potest, di
tutela, di affiliazione.
In questo stesso periodo avviene la
"discriminazione" tra ebrei. In pratica i cittadini italiani, di
religione ebraica, che possono far valere requisiti come
l'appartenenza al P.N.F., o la partecipazione alle guerre
"colonialiste e imperialiste" del regime, vengono discriminati e
quindi non soggetti alle norme repressive antiebraiche.
Infine il 6
maggio 1942 si dispone che "gli appartenenti alla razza ebraica,
anche se discriminati, di et dal 18 al 55 anno compresi, sono
soggetti a precettazione civile a scopo di lavoro".
La caduta del
fascismo non modifica lo stato giuridico degli ebrei in quanto il
governo Badoglio non abroga le leggi razziali, ma cosa ancor pi grave
non distrugge gli elenchi degli ebrei conservati nelle questure e che
dopo l'8 settembre cadranno nelle mani dei tedeschi.
Durante la
Repubblica di Sal, nel manifesto di Verona, viene precisato che: "gli
appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra
appartengono a nazionalit nemica".
Segue l'ordine ai capi delle
Province di inviare "tutti gli ebrei, anche se discriminati, a
qualunque nazionalit appartengano" in appositi campi di
concentramento.
Ci avviamo verso la soluzione finale.
Il 16 ottobre
1943 avviene un rastrellamento nel Ghetto romano, da un gruppo di SS
agli ordini del maggiore Kappler. I tedeschi agiscono in base agli
elenchi degli appartenenti alla comunit ebraica romana che erano
stati compilati e tenuti aggiornati secondo la disciplina stabilita
con le leggi razziali del 1938 e che nessuno, per negligenza o
malafede aveva provveduto a distruggere dopo il 25 luglio 1943.
Gli
ebrei romani rastrellati vennero caricati su vagoni piombati, ed
avviati al campo di Fossoli, presso Modena.
Intanto procedeva la
deportazione di tutti gli ebrei italiani iniziata subito dopo l'8
settembre 43.
Tra il 16 e il 18 novembre 43 da Merano vengono
deportate 25 persone verso i famigerati lager nazisti. Questo primo
gruppo viene avviato a Reichenau e poi ad Auschwitz. Delle persone
immesse nei lager solo una si salva.
Il gruppo degli ebrei proveniente
dal Ghetto di Roma da Fossoli finisce ad Auschwitz. Al novembre 1974
risultarono deportate 1.031 persone, di cui solo 16 vennero
risparmiate dal genocidio. Delle altre 1.015 persone il campo di
sterminio non lascia nessuna traccia.
Durante il terribile anno 1943
vi sono altre tre partenze di ebrei verso i campi di sterminio
tedeschi. Gli ebrei provengono da Firenze e Bologna, Borgo San
Dalmazzo, Milano e Verona. Sono in totale 1.350 persone almeno dei
quali solo 8 risultano sopravvissuti.
Nel 1944 e il 1945 la
deportazione in massa dei cittadini italiani di religione ebraica
verso i campi tedeschi prosegue sotto controllo tedesco e con l'aiuto
e la connivenza delle autorit della Repubblica Sociale Italiana.
Si
ringrazia per la collaborazione il Sig. Gianfranco Moscati di Napoli,
il quale ha fornito le illustrazioni che corredano questo articolo.
Bibliografia:
1) Marco Cesarini. Soluzione finale. Giustizia finale in
Storia Illustrata n. 6 giugno 1961
2) Giuliana Donati. Gli ebrei in
Italia: deportazione e resistenza, Firenze 1975.
3) Ugoberto Alfassio
Grimaldi. Il razzismo, Storia n. 264 novembre 1979
Vedi (Fig.
1), (Fig.
2),
(Fig.
3), (Fig.
4).
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