|
Il 4 Aprile 1860 un
gruppo di patrioti mazziniani e liberali si barricano alla Gancia,
una chiesa del centro storico di Palermo, e da l danno il segnale
della rivolta contro l'inviso governo del borbone. Attorno a questo
esiguo gruppo vi una popolazione ostile al governo borbonico che,
bench sostenuto da una forte guarnigione militare, per diversi
giorni non riesce ad avere ragione dei rivoltosi.
Ben presto la
situazione rischia di diventare pericolosa. Molte citt dell'isola
sono in fermento: specialmente Messina tenuta sotto controllo per
evitare che segua l'esempio di Palermo e trascini tutte le altre citt
isolane.
A Palermo fin dal 5 Aprile la situazione impone ai
governativi la chiusura degli uffici pubblici compreso il servizio
postale: la citt, stretta nel cerchio del cordone militare, resta
isolata fino al 12 Aprile. Nemmeno il telegrafo funziona in quei
giorni e l'unico collegamento possibile con l'esterno via mare
tramite le navi militari: con questo mezzo che da Palermo partono e
arrivano gli ordini per gli Intendenti delle valli e da questi le
notizie non proprio liete delle altre localit dell'isola.
Il 6
Aprile gruppi di rivoltosi attaccano Monreale e Boccadifalco, sedi
di guarnigioni borboniche.
L'8 Aprile, giorno di Pasqua, a Messina
viene dichiarato lo stato di assedio.
Il 10 Aprile Rosolino Pilo e Giovanni Corrao, entrambi mazziniani, dopo un colloquio con
Garibaldi, sbarcano in Sicilia, tra Messina e il capo di Torre Faro,
incitando alla resistenza in attesa del prossimo arrivo del generale.
Timorose di quanto avviene, nonostante i proclami che minimizzano
gli avvenimenti, le autorit militari sono costrette a concedere la
Guardia Nazionale alle principali citt siciliane, eccetto Palermo,
Messina e Catania, dove esistevano forti guarnigioni.
L'istituzione
della Guardia Nazionale toglie tuttavia all'amministrazione
borbonica il controllo della sicurezza pubblica demandandola al ceto
benestante, alla borghesia: il che viene temporaneamente considerato
il male minore.
Ma quando pu riprendere in pugno la situazione il
governo borbonico non esita a sciogliere la Guardia: il caso di
Trapani riconquistata il 20 Aprile 1860 con lo sbarco di un forte
contingente di soldati a cui fa seguito lo scioglimento della Guardia
Nazionale. Ai primi di Maggio tutti i comuni dell'isola si reggono
a comune, la bandiera tricolore sventola da per tutto, la guardia
Nazionale da per tutto ordinata, il dazio sul macino non si paga.
Dove sono i soldati, ivi la compressione, dove soldati non sono, ivi
l'indipendenza secondo una lettera del 2 Maggio pubblicata nel
volume I cento anni della provincia di Palermo, Manfredi editore,
Palermo, 1961.
Di questi fatti visti dall'interno, ben poco si conosce
all'esterno. Ecco l'eco degli avvenimenti siciliani in Italia ripresa
dalle memorie di Garibaldi: Io ero in Caprera quando mi giunsero le
prime notizie d'un movimento in Palermo: notizie incerte, or di
propagante insurrezione, ora annientata alle prime manifestazioni. Le
voci continuavano per a mormorare d'un moto; e questo, soffocato a
no, aveva avuto luogo. Ebbi l'avviso dell'accaduto dagli amici del
continente. Mi richiedevano le armi e i mezzi del millione di fucili:
titolo che s'era dato ad una sottoscrizione per l'acquisto d'armi.
Rosolino Pilo, con Corrao, si disponevano a partire per la Sicilia.
Io conoscendo lo spirito di chi reggeva le sorti dell'Italia
settentrionale e non ancora desto dallo scetticismo in cui m'avevano
precipitato i fatti recenti degli ultimi mesi del 1859, sconsigliavo
di fare, se non si avevano nuove pi positive dell'insurrezione.
Gettavo il mio ghiaccio di mezzo secolo nella fervida, potente
risoluzione di 25 anni. Ma era scritto sul libro del destino! Il
ghiaccio, la dottrina, il pedantismo seminava il vano di ostacoli la
marcia incalzante delle sorti Italiane! Io consigliavo di non fare,
ma per Dio! si faceva; ed un barlume di notizie annunciava che
l'insurrezione della Sicilia non era spenta. Io consigliavo di non
fare? Ma l'Italiano non dev'essere ove l'Italiano combatte per la
causa nazionale contro la tirannide? Lasciai la Caprera per Genova; e
nelle case de' miei amici Angier e Coltelletti si cominci a ciarlare
della Sicilia e delle cose nostre. A villa Spinola, poi, in casa
dell'amico Augusto Vecchi, si principi a fare dei preparativi per
una spedizione.
Il moto della Gancia, per quanto attiene alla storia
postale, ci lascia un ricordo attraverso i documenti del tempo che
evidenziano l'avvenimento.
infatti notorio che una lettera da
Messina per Palermo, o viceversa, impiegava due giorni ad arrivare,
per Trapani un giorno, per Catania due giorni, ed attraverso lo
sfasamento di queste date di partenza e di arrivo che si riesce ad
individuare una lettera incappata negli avvenimenti della Gancia. Le
partenze della posta da Palermo avvenivano il Marted, Gioved e
Sabato, alle ore 24 a seconda delle destinazioni.
Il marted 3 Aprile si ebbe quindi la normale
partenza per le varie destinazioni.
Il 4 Aprile, mercoled, si
attendeva l'arrivo del corriere da Trapani alle ore 14 e la vettura
corriera da Catania e Messina, via interna, alle ore 20, quando a
mezzogiorno le campane della Gancia suonarono a stormo per indicare
l'inizio della sommossa.
Le lettere pervenute quel giorno vennero
bollate e distribuite, mentre i plichi portati dai corrieri
provenienti da Catania-Messina per le montagne in arrivo Venerd 6,
da Trapani e da Corleone in arrivo Venerd 6 e da Messina via
costiera in arrivo sabato 7 non vennero distribuiti. Accantonati,
vennero inoltrati alla posta solo dopo la cessazione dei tumulti:
portano le date di arrivo o distribuzione dal 13 al 18 Aprile.
Si ha
motivo di credere che entro le date dal 5 al 10 Aprile 1860 siano
state inoltrate pochissime lettere da Palermo e tutte per via di mare.
A maggior riprova della presente documentazione postale presentiamo due lettere spedite da Palermo. La prima una lettera affr.
gr. 2 da Palermo 10.4.2026 a
Catania: caso assolutamente inconsueto, non porta l'annullo circolare
a data unito al ferro di cavallo. Essa dice: ...fino a questo minuto
che scrivo non ho ricevuto alcuna lettera meno di quella del 2
corrente mese.
La seconda porta la data manoscritta interna del 12
Aprile 1860 e l'annullo con data analoga. Nel testo si legge: ...ritardo a causa della posta... la mia salute e di tutte le persone
di mia conoscenza ottima, statevi tranquillo sul mio conto.
Man mano che la
situazione si normalizza affluiscono all'Ufficio postale di Palermo le bolgette accantonate nel periodo della rivolta.
Ma la scintilla della
Gancia non spenta. Esauritosi l'impulso dei mazziniani e dei
liberali, in arrivo Garibaldi con due vapori e 1.000 uomini.
L'epoca dei Borboni finita.
|