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Alla fine del 1° conflitto mondiale i vincitori si trovarono nella situazione di dover
definire l’assetto territoriale di una parte dell’area Balcanica
contese da due Nazioni vincitrici: l’Italia e la Serbia.
Il nodo era
rappresentato da quelle porzioni di territori rivendicati dai due
Stati. Primo fra tutte la città di Fiume.
Il patto di Londra firmato
prima dell’entrata in guerra assegnava all’Italia il territorio ex
austriaco del Trentino e dell’Alto Adige, la Venezia Giulia, la
Dalmazia e l’Istria.
Poiché la città di Fiume non era inclusa in quell’accordo, e la Serbia
aveva dato vita al Regno dei Serbi – Croati – Sloveni, l’Italia si
trovò isolata quando, sotto la pressione dell’opinione pubblica,
decise di rivendicare anche la città di Fiume.
I principali avvenimenti militari che riguardano Fiume sono i
seguenti.
Il giorno 17 Novembre 1918 entrano a Fiume le prime truppe
italiane facenti parte dell’Occupazione interalleata.
La presenza del
contingente italiano non era ben accetta alla Francia e il 19 novembre
richiese che tale presidio fosse rappresentato dalle truppe
franco-serbe dell’Armata d’Oriente, cosa che non venne accettata
dall’Italia. Tale divergenza di vedute portò a un attrito tra Francia
e Italia che ebbe ripercussioni a Versailles.
Il 18.1.1919 inizia a Versailles la Conferenza di Pace. La questione
di Fiume viene messa sul tappeto senza poter giungere a conclusione.
A metà agosto 1919 riprendono le trattative alla Conferenza di Pace di
Versailles. L’Italia presenta un piano che prevede la creazione di uno
“Stato libero” composto da Fiume e i suoi sobborghi e l’isola di
Veglia.
Il 12.9.1919 avviene il colpo
di mano di D’Annunzio che entra a Fiume con circa 1.000 “legionari”
deciso a ottenere l’annessione di Fiume all’Italia. Lo stesso giorno
il Comando della 8^ Armata ordina il blocco di Fiume vietando
l’accesso per via di mare e di terra a civili e militari.
L’8 novembre
1919 inizia il blocco di Fiume da parte dell’esercito e della marina.
Il 12.11.1920 viene firmato il trattato di Rapallo, tra Italia e
Jugoslavia, col quale Fiume viene considerata “Stato libero e
indipendente”.
Il 21 dicembre 1920, alle ore 18, inizia il blocco
terrestre e marittimo al territorio dello Stato di Fiume e delle Isole
di Arbe e Veglia.
Dopo alterne vicende e la partenza da Fiume di
D’Annunzio e dei legionari, il 22 febbraio 1924 la città di viene
annessa all’Italia.
La Marina
Il ruolo della marina nella soluzione
della crisi a Fiume è di primo piano, sia per l’importanza dello
scacchiere, sia per i gravi fatti che la coinvolsero; che dettero un
colpo alla sua credibilità e alla disciplina delle navi coinvolte.
L’episodio più determinante fu l’adesione del Capitano di Corvetta
Luigi Rizzo alla “causa fiumana”.
Il suo prestigio gli permette di fare opera di intensa propaganda,
all’interno della marina militare e mercantile, di conoscere le mosse
italiane e di permettere il rifornimento di Fiume anche durante il
blocco totale della città da terra e da mare.
Nell’aprile e ottobre 1919 due torpediniere e un cacciatorpediniere
passarono sotto bandiera fiumana. Nel dicembre 1920 altre tre
cacciatorpediniere li seguirono.
La cosa fu alquanto difficile da
digerire per la Marina.
La marina fiumana
Fecero parte o aderirono all’impresa
fiumana le seguenti navi:
Cacciatorpediniere Bertani. Il 7 ottobre 1919 il C.T. Bertani
ormeggiato al molo sanità del Porto di Trieste viene “catturato” da
alcuni ufficiali di marina salpando e dirigendosi verso Fiume.
Torpediniera 66 P.N. Nell’ottobre 1919 in crociera di vigilanza
diresse per Fiume schierandosi coi legionari.
L’11 ottobre 1919 il
sommergibile F. 16 esce la Venezia con l’intento di raggiungere Fiume.
Viene fermato prima di lasciare il porto. L’equipaggio venne arrestato
e denunciato al Tribunale militare. Non vi furono condanne.
Torpediniera 68 P.N. Nell’aprile 1919 svolge attività nel Quarnaro.
Nel dicembre 1919 entra a Fiume.
Cacciatorpediniere Nullo. L’8
dicembre 1920 raggiunge Fiume restandovi fino al gennaio 1921.
Cacciatorpediniere Bronzetti. Il C.T. Bronzetti il 7 dicembre 1920,
mentre era in navigazione nelle acque del Carnaro, passa dalla parte
dei fiumani, seguito l’8 dal C.T. Espero.
Cacciatorpediniere Espero. Adibito a protezione del traffico tra
Trieste e Sebenico. L’8 dicembre 1920 raggiunge Fiume schierandosi coi
legionari.
Tutte queste navi (salvo il sommergibile F. 16) nel gennaio
1921 rientrano a Pola dove vengono disarmate e rinominate con altri
nomi o altre sigle.
La Marina italiana a Fiume
Il giorno 3 novembre 1918 giungono a Fiume le prime unità: Sono la
corazzata Vittorio Emanuele; i cacciatorpediniere Stocco e Orsini e la
torpediniera Sirtori.
Il 15 novembre giungono l’incrociatore San Marco
e il cacciatorpediniere Audace.
Il 7 dicembre avvengono incidenti sul Bertani che parte per Fiume. Da
Trieste parte anche l’esploratore Riboty e da Pola l’esploratore
Stocco, alla volta di Fiume.
Viene istituito il Comando Superiore Navale di Fiume a bordo della
Emanuele Filiberto che rimane stazionaria a Fiume fino all’ottobre
1919.
Le altre navi effettuano
crociere e pattugliamenti lungo la costa dalmata e gli altri porti
adriatici.
Il 12 settembre 1919 giorno dell’entrata di Dannunzio a
Fiume erano presenti in porto: la corazzata Dante Alighieri e i
cacciatorpediniere Abba e Nullo. Il 14.9.1919 giunse il
cacciatorpediniere Stocco.
Quando il 26 dicembre 1920 la corazzata Andrea Doria, con le insegne
del Comando delle Forze Navali dell’Adriatico, cannoneggia l’Espero e
la sede del Comando di Fiume, nel porto non vi sono altre navi
italiane.
Nella prima quindicina del gennaio 1921 si giunge a un
accordo politico. D’annunzio lascerà Fiume. Viene costituito il
Governo Provvisorio. Le navi “ribelli” lasciano Fiume dirigendosi
verso Pola.
La
posta delle navi “Fiumane”.
Non
si conosce corrispondenza pervenuta da Fiume dalle navi Agostino
Bertani, Francesco Nullo, Pilade Bronzetti, Espero, PN 66 e PN 68. Di
contro le corrispondenze delle altre navi, come dire “regolari”,
si riscontrano normalmente.
Epilogo
La posizione della Marina fu improntata a una estrema
cautela e alla medesima severità. Non sappiamo cosa successe agli
equipaggi, salvo per quello del sommergibile F 16, i quali non ebbero
condanne dal Tribunale Militare.
La severità si diresse verso le navi
coinvolte. All’arrivo a Pola subirono la condanna di essere radiate
per essere reinscritte sonno altro nome.
Il Bertani a metà
gennaio 1921 rientrò a Pola e cambiò il nome in ENRICO COSENZ.
Il
Nullo Rientrò a Pola nel gennaio 1921. il 16 gennaio 1921 venne
ribattezzato FRATELLI CAIROLI
Il Bronzetti al rientro a Pola fu
ribattezzato GIUSEPPE DEZZA il 16 gennaio 1921.
L’espero, rientrato
a Pola venne ribattezzato TURBINE il 16 gennaio 1921.
La
Torpediniera
66 PN al suo rientro a Pola venne radiata il 16.1.1921 e iscritta come
70 PN.
La Torpediniera 68 PN al rientro a Pola venne radiata il 16.1.1921 e iscritta
come 71 PN.
Le spine del Governo e della Marina sono finite.
Vedi (Fig.
1), (Fig.
2), (Fig.
3), (Fig.
4), (Fig.
5), (Fig.
6), (Fig.
7), (Fig.
8), (Fig.
9).
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