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L'alleanza tra Italia e Germania, voluta da Mussolini e
Hitler era pi una infatuazione tra i due capi di Stato che una
effettiva unione tra due Stati su basi paritetici.
L'armistizio del 3
settembre liber l'Italia da una impopolare coalizione e permise di
passare il 13 ottobre nella coalizione degli "alleati".
Tutto ci non
fu un fatto indolore. L'Italia venne di fatto sottoposta alla duplice
occupazione tedesca e alleata; sub gravosi oneri economici da parte
tedesca.
Oltre a ci l'Italia dovette affrontare la prigionia di una
parte consistente del suo esercito e la lotta partigiana diretta
contro il ricostituito regime fascista e le forze di occupazione
tedesca.
Nell'intento di disarmare l'esercito gli ex alleati tedeschi
agirono con determinazione, durezza e senza alcuno scrupolo di
camuffare la verit e, soprattutto, al di fuori di ogni legalit.
Le
prime direttive circa la sorte dei militari italiani fa intendere che
la Wehrmacht vuole disporre degli ex alleati come combattenti e come
mano d'opera. In ogni caso evitare che diventino avversari, disarmando
e avviando ai campi di prigionia.
Una prima direttiva del 7 settembre
non globale ma riferita al solo settore del Gruppo di Armate B
disponeva: "Gli appartenenti alle Forze Armate italiane e alla
Milizia, che si dichiarino pronti a collaborare ancora coi tedeschi,
devono essere riuniti e sottoposti a una sorveglianza molto discreta,
finch non sar deciso il loro futuro impiego. Gli altri militari
italiani saranno internati, fino a quando non si decider il loro
rilascio". (1)
Due direttive sono illuminanti al riguardo. La prima a
firma di Keitel porta la data del 9 settembre: "Soldati italiani, che
non siano disposti a continuare la lotta a fianco dei tedeschi, devono
essere disarmati e considerati quali prigionieri di guerra...... si dovr
reperire tra i suddetti prigionieri di guerra tutto il personale
specializzato, da utilizzare ai fini dell'economia bellica....."
(2)
L'altra
direttiva, inedita, almeno in Italia del 26 settembre 1943, proviene
dal Comando Generale dell'Esercito, a firma del generale Zeitzler, del
seguente tenore: "Il Fuhrer ha ordinato l'allestimento di 4 divisioni
cacciatori italiane. Queste divisioni saranno composte come le
analoghe divisioni tedesche". (3)
Solo in seguito, e precisamente il 20
settembre, Hitler invia nuove direttive: "Per ordine del Fuhrer e con
effetto immediato, i prigionieri di guerra italiani non devono essere
pi indicati come tali, bens con il termine di "internati militari
italiani". L'Ambasciatore Rahn venne incaricato di informare il Duce
che "per ordine del Fuhrer, i prigionieri di guerra italiani non
sarebbero pi stati denominati prigionieri, bens internati
militari". (4)
Per attuare questi obiettivi non si lasci intentato
nulla. Si nascose agli italiani la sorte loro riservata e si attuarono
una serie di direttive contrarie al diritto internazionale.
Come norma
generale si dispose la fucilazione degli ufficiali che avessero
opposto resistenza al disarmo, mentre i sottufficiali e militari
dovevano essere disarmati e imprigionati.
In alcuni casi vennero
emanati ordini pi severi, come la fucilazione di tutti gli ex alleati
trovati in abito civile, senza alcuna formalit. Questa direttiva
venne emanata dal Comandante il Gruppo di Armate E.
Un'altra inumana
decisione del medesimo comando impartita il 16 settembre, riguardava
la fucilazione dopo la cattura di tutti gli ufficiali che avevano
opposto resistenza a Cefalonia, anche se non era stato ingiunto un
ultimatum per la resa. Di questo eccidio esiste una numerosa
bibliografia.
Lo status di "prigioniero di guerra" venne confermato
per coloro che avevano combattuto contro i tedeschi.
(5)
Con direttiva
del 31.10.43 viene stabilito di considerare internato militare colui
che "non vuole svolgere nessuna attivit per noi", mentre prigioniero
di guerra era "colui che aveva combattuto in qualsiasi modo contro di
noi". Ci valeva a seconda delle situazioni locali. Ad esempio a Rodi
vennero considerati prigionieri di guerra i militari italiani non
quelli che "avevano opposto resistenza attiva o passiva", ma solo
"quelli che erano stati designati a causa del loro comportamento
(resistenza, saccheggi, sabotaggio o rifiuto di svolgere attivit
lavorative). Costoro vennero richiusi nei campi speciali di Gaddura e
Campochiaro.
Da un punto di vista formale sembrerebbe che il
passaggio da internato militare a prigioniero di guerra, inteso come
termine pi restrittivo di "nemico", comporti un miglioramento nelle
condizioni del catturato.
Tuttavia si deve ricordare che gli internati
militari venivano avviati nei campi di concentramento del Reich,
mentre i prigionieri di guerra venivano avviati sul fronte orientale.
Ivi giunti venivano considerati internati militari.
Si deve ricordare
che l'invio di questi militari al fronte Est era contrario alla
convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.
E'
interessante precisare che per i militari italiani che combatterono
assieme agli anglo-americani venne riconosciuto lo status di
"prigionieri di guerra occidentali" ma con l'aggravante che
"l'alloggiamento lavoro e vitto di questi prigionieri devono
differenziarsi visibilmente dal trattamento degli internati italiani
assegnando loro gli alloggi e i posti di lavoro meno buoni". Questi
prigionieri vennero lasciati separati dagli altri e riuniti nel campo
secondario di Schellrode, dipendente dallo Stalag IX C di Bad Sulza.
(6)
In complesso i tedeschi dal settembre al novembre 1943
trucidarono circa 6.300 militari italiani, ma estremamente probabile
che la cifra sia decisamente maggiore.
Il numero dei militari
deportati o degli "internati civili" si presume sia stato di
725.000/750.000 uomini quasi tutti confluiti in Germania, salvo per
alcune migliaia di internati nelle isole dell'Egeo i quali, per
difetto di mezzi di trasporto, rimasero in loco, mentre il numero dei
militari italiani "disarmati" dalle forze tedesche assomma a oltre il
milione di uomini.
Tralasciando i reparti che si opposero ai tedeschi
e passarono agli ordini del Governo Legale, le alternative che man
mano si presentarono ai "catturanti", e agli "internati militari" sono
qui appresso elencati:
a) continuare a combattere con i tedeschi nei
vecchi reparti (milizia etc);
b) arruolarsi nella Wehrmacht in qualit
di volontario o ausiliario;
c) rifiutare la collaborazione coi
tedeschi e affrontare l'internamento;
d) aderire alla R.S.I. e alle
sue nuove forze armate;
e) aderire al servizio civile.
Ma si deve
tenere presente gli obiettivi che si proponevano i vertici tedeschi e
che possono riassumersi:
1 - non disponibilit alla costituzione di
Forze Armate fasciste di una certa consistenza;
2 - utilizzo di
personale italiano nelle forze armate tedesche;
3 - utilizzo degli
internati quale forza lavoro nelle varie fabbriche.
Ne consegue che
queste opzioni influenzarono pesantemente i desideri dei vertici
della R.S.I. cos come influenzarono le scelte degli internati che
venivano spinti a prendere una decisione che in ogni caso determinava
il cambiamento del loro status di "internati militari" e di lavoratori
coatti.
L'incentivo per spingere costoro a prendere una decisione era
di carattere ideologico, patriottico, ma altres di ordine pratico, di
migliorare la esistenza al limite della sopravvivenza negli Stalag
nazisti.
Come contropartita si chiedeva di giurare fedelt al Fuhrer,
nel caso di opzione per le Forze Armate tedesche, o al Duce, nel caso
di adesione alla R.S.I.
Nel primo caso reputo che non pi di 20.000
uomini giurarono fedelt al Fuhrer mentre nel secondo caso circa
100.000 uomini aderirono alla R.S.I.
Nel caso di opzione per il
servizio civile non veniva richiesta nessuna forma di giuramento,
solo una adesione formale ai vecchi alleati. In cambio del lavoro
nelle fabbriche e nella Organizzazione Todt i tedeschi assicuravano
un vitto decente, con la speranza di giungere salvi alla fine del
conflitto.
In questa prospettiva si pu senz'altro affermare che gli
internati che resistettero alla lusinga degli arruolamenti e degli
"ingaggi" dell'industria tedesca lo fecero con una logica e una presa
di coscienza politicamente motivata che determinava un rifiuto totale
di "collaborazionismo" tale da configurare una vera a propria
"resistenza".
Ricordiamo ancora per l'ennesima volta le condizioni
disumane all'interno degli stalag. L'alimentazione era al limite della
sopravvivenza, il vestiario non li copriva dal rigido clima e si
viveva in baracche malsane e sovraffollate. Negli Stalag infierivano
malattie contagiose ed erano all'ordine del giorno angherie, atrocit
e maltrattamenti.
A ci si aggiunga la discriminazione razziale verso
gli italiani che impediva loro "di avvicinare donne o ragazze
tedesche senza esserne autorizzati o di avere rapporti con queste".
Questa norma venne estesa anche ai lavoratori civili "per impedire
relazioni indesiderabili tra lavoratori civili italiani e donne e
ragazze tedesche". (7)
Ma esaminiamo nel dettaglio l'evolversi del
lungo cammino degli internati militari italiani.
a) Le forze pi
consistenti che decisero di continuare a combattere nei vecchi reparti
in Italia furono parecchi, a cominciare dalla X MAS. Fuori del
territorio nazionale tutto il personale della base atlantica di
Bordeaux, personale navigante e forze di appoggio a terra decisero
per la continuazione della guerra a fianco dei tedeschi. Il 16
settembre 1943 aderirono 2.015 tra marinai e ufficiali.
b) Oltre
90.000 persone si dichiararono disposte a collaborare con la Wehrmacht
in qualit di volontari combattenti o di ausiliari. Altri 60.000
almeno erano o saranno incorporati in qualit di ausiliari
nell'artiglieria contraerea, specialmente in Francia e Italia.
c)
Degli oltre 810.000 uomini catturati dall'esercito tedesco circa
600.000 rifiutarono ogni collaborazione e vennero internati nei campi
di concentramento in Germania. La vita nello Stalag era molto dura,
resa ancora pi dura dall'odio che il soldato tedesco nutriva per
quello italiano, odio che probabilmente prevalicava il risentimento
per il recente "tradimento" per risalire a molti anni addietro, al
primo "tradimento" quando l'Italia, nella prima guerra mondiale
abbandon la triplice alleanza per allearsi con Francia e
Inghilterra.
d) Circa 15.000 uomini aderirono alla chiamata per
formare le 4 divisioni in Germania. Nel dicembre 1943 10.900 ex
internati erano gi stati scelti per formare i quadri delle divisioni
italiane. Altri 13.000 uomini avrebbero contribuito a formare una
Divisione Italiana SS, che si stava costituendo a Mnsingen,
Buchenwald e Dachau oltre ad altri 3.000 uomini con compiti di
polizia. Inoltre si presume che circa 10.000 internati vennero
reclutati dall'arma dei carabinieri.
L'8 Ottobre 1943 Mussolini
progett un "orientamento preliminare" da sottoporre ai vertici
tedeschi per l'inquadramento del nuovo esercito repubblicano.
Tale
progetto prevedeva il reperimento di 500.000 uomini da adoperare
300.000 nelle unit combattenti; 100.000 nell'organizzazione
logistica e 100.000 di riserva.
Le forze a cui mirava il duce erano:
10 divisioni di fanteria; 10 divisioni granatieri corazzati; 5
divisioni corazzate, oltre ai reparti della Milizia da reperire dai
vecchi reparti.
Venne inviato Graziani a Berlino a conferire con
Hitler.
Lo Stato Maggiore tedesco oppose a questo progetto un proprio
piano per la costituzione di 4 divisioni granatieri per una forza
complessiva di circa 85.000 uomini. Gli elementi potevano essere
tratti dai campi di concentramento tra gli internati militari.
Il 9
ottobre 1943 Graziani firm un accordo nel quale veniva concordata la
costituzione delle 4 unit italiane in Germania.
Da notare che nelle
disposizioni per trarre la forza occorrente dagli Stalag viene
ribadito che "gli ufficiali in servizio permanente rimangono in
prigionia, eccetto quelli indicati nominalmente dal Duce", e ancora
"gli ufficiali di Stato Maggiore permangono in prigionia ".
L'avversione della R.S.I. verso gli ufficiali, specie se di Stato
Maggiore, deriva probabilmente nella fedelt al re.
Le trattative con
i tedeschi per formare il nuovo esercito della R.S.I. proseguivano col
solito cerimoniale. Il Governo fascista avanzava delle proposte che lo
Stato Maggiore germanico rifiutava, avanzando nel contempo delle
contro proposte che venivano accettate o subite dal Governo della R.S.I.
Il 16 ottobre il generale Canevari espose che il Governo
fascista per motivi politici non avrebbe potuto inviare in Germania
per l'addestramento i militari di leva. Il feldmaresciallo Keitel non
si diede per inteso e lo stesso intervento di Mussolini non raggiunse
l'effetto sperato di reclutare da 50.000 a 60.000 soldati tra gli
internati per formare le quattro divisioni in Germania.
In seguito i
militari occorrenti vennero reclutati chiamando alla leva le classi
dal 1924 al 1926.
Questo specifico particolare su un argomento tanto
importante come la costituzione di una forza armata fa costatare a G. Schreiber nella sua opera citata nelle note "...dimostr la sua
irrilevanza come capo del Governo di uno stato fantoccio".
Anche il
lasciar passare sotto silenzio i massacri avvenuti nell'Egeo; la dura
repressione per chi non voleva consegnare le armi subito dopo l'8
settembre, con la fucilazione di ufficiali italiani; le dure
condizioni di prigionia degli internati militari; l'avere assoggettato
tanti internati al lavoro coatto, in condizioni estremamente
disagevoli; l'avere tollerato un odio feroce dei tedeschi verso degli
incolpevoli internati, accusati a torto di rappresentare l'Italia "badogliana",
fanno comprendere lo stato d'animo del Duce verso il Fuhrer, e la
completa subordinazione del Governo fascista verso il proprio
"alleato".
(1) G.Schreiber, i militari
itlaliani internati nei campi di concentramento del terzo Reich
1943-1945, pagg.119/120, Stato Maggiore Esercito, Roma 1992;
(2) G.Schreiber, opera citata, pagg.120/1;
(3) Mundesarchiv - Militrarchiv,
RW4 v.508 a.;
(4) G.Schreiber, opera citata, pag.122;
(5) G.Schreiber, opera citata, pag.223;
(6) G.Schreiber, opera citata, pag.227;
(7) G.Schreiber, i militari
internati nei campi di concentramento del terzo Reich, pag.534.
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